Nati nell’aperta avversione della segreteria almirantiana, su iniziativa dell'ala rautiana, i campi Hobbit cercarono in primo luogo di far nascere un nuovo spirito di comunità e rigenerare su basi diverse da quelle nostalgiche un’identità collettiva in grado di unificare un ambiente frustrato dalla sclerotizzazione burocratica delle sue organizzazioni ufficiali.

Il primo campo si tenne a Montesarchio (BN) l'11-12 giugno 1977, a pochi giorni dall’assemblea nazionale del Fronte della Gioventù che aveva visto la sconfitta di Gianfranco Fini.

Il secondo si svolse a Fonte Romana. (AQ) il 23-24-25 giugno 1978, in un clima di aperta contrapposizione fra le correnti missine.

Il terzo, quello di "maggior successo” circa 2000 presenze complessive, fu organizzato dai soli rautiani a Castel Camponeschi, in Abruzzo dal 16 al 20 luglio 1980.

venerdì 4 novembre 2016


I Campi Hobbit sono state delle manifestazioni culturali organizzate dal Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del MSI, fra il 1977 ed il 1981.
Gli ispiratori dei campi furono Marco Tarchi, Umberto Croppi, Giampiero Rubei e Generoso Simeone, che cominciarono ad elaborare teorie "movimentiste", più vicine alla realtà giovanile contemporanea di quanto non fosse il tradizionalismo evoliano.
Di Campi Hobbit ufficiali se ne tennero quattro, anche se in seguito la denominazione fu usata molte altre volte nel corso degli anni '90, spesso con numerazioni di fantasia che nascevano dalla pretesa di creare una continuità con i primi.
Viene chiamato Campo Hobbit, perché lo Hobbit è uno dei protagonisti del mondo fiabesco e mitologico che anima i racconti di J. R. R. Tolkien (1), lo scrittore inglese autore della saga de Il signore degli anelli.
Tolkien dalla fine dei sessanta, sull'onda di una interpretazione in chiave neo-fascista e tradizionalista della sua produzione letteraria ad opera di Elémire Zolla, diventa per i giovani missini un punto di riferimento mitopoetico e simbolico degli anni settanta. E sempre sul filone evoliano-mitologico occorre inserire il nuovo simbolo dei giovani missini: la croce celtica.
L'irruzione di Pino Rauti nel mondo giovanile missino coincide con il movimento del '77. Siamo in epoca di compromesso storico, il Pci da nume tutelare diventa improvvisamente un nemico per molti giovani extraparlamentari. Nascono le istanze ribellistiche, anarchiche, creative e genericamente rivoluzionarie nelle scuole superiori e nelle università. Nascono le radio libere, proliferano i concerti ed i raduni, emerge il fenomeno degli Indiani metropolitani, che di marxista ha ben poco.
In questo contesto nasce il fenomeno, ispirato dall'ambiente rautiano, dei Campi Hobbit e della cosiddetta Nuova Destra. Su La voce della fogna (2), il giornale satirico e autoironico fondato da Marco Tarchi, nell'aprile del 1977 viene dato l'annuncio.
Nella storia della Destra giovanile del dopoguerra, i "campi" erano sempre stati una costante. Già negli anni immediatamente successivi al conflitto mondiale, si ricordano i campi estivi coordinati, con stile militaresco dall'allora responsabile della Giovane Italia, Roberto Mieville (3). I "Campi scuola" del Fronte della Gioventù e del Fuan erano un appuntamento annuale e molti dei partecipanti al primo Campo Hobbit li avevano già frequentati. La loro qualità però era completamente diversa in quanto riservati ai soli dirigenti dell'organizzazione, quasi sempre "ingessati" e si svolgevano all'interno di un albergo e il cui calendario era rigidamente scandito dall'alternarsi dei vari "gruppi studio" delle relazioni di anziani dirigenti con rito finale del saluto al segretario del partito. A nessuno dei partecipanti veniva richiesto di produrre le proprie esperienze. Si ascoltava e si imparava e si riportava nel proprio territorio.
Grassano - Estate 1955 - campo scuola

(1) John Ronald Reuel Tolkien Bloemfontein,
 (3 gennaio 1892 – Bournemouth, 2 settembre 1973) 

E' stato uno scrittore, filologo, glottoteta e linguista britannico, spesso abbreviato in J.R.R. Tolkien. Importante studioso della lingua anglosassone, è l'autore de Il Signore degli Anelli e di altre celebri opere riconosciute come pietre miliari del genere fantasy, quali Lo Hobbit e Il Silmarillion.
Fu Rawlinson and Bosworth Professor di antico inglese dal 1925 al 1945 e Merton Professor di lingua e letteratura inglese dal 1945 al 1959 presso l'Università di Oxford, dove contribui alla creazione del New Oxford English Dictionary. Fu amico intimo di C. S. Lewis, insieme al quale fu membro di un informale gruppo letterario conosciuto come Inklings. Nel 1961, Lewis segnalò Tolkien alla giuria del Premio Nobel per la letteratura, che venne però scartato, perché la sua scrittura venne definita "prosa di seconda categoria". Nel 1972 Tolkien ricevette la laurea honoris causa all'Università di Oxford e fu insignito dalla regina Elisabetta dell'onorificenza di Comandante dell'Ordine dell'Impero Britannico.
Dopo la sua morte, il figlio Christopher pubblicò una serie di opere basate sull'ampia raccolta di appunti e manoscritti incompiuti del padre, tra cui Il Silmarillion. Questi, assieme a Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli, formano un unico corpo di racconti, poemi, linguaggi fittizi e saggi su un mondo immaginario chiamato Arda, e la Terra di Mezzo al suo interno. Tra il 1951 e il 1955 Tolkien applicò la parola legendarium alla gran parte di queste opere.

(2) La Voce della Fogna 
fu un foglio satirico/ideologico, redatto dal dicembre 1974 fino alla primavera del 1983, negli ambienti della destra missina ed in particolare della cosiddetta Nuova Destra.
La rivista, diretta da Marco Tarchi, fu improntata all'ironia critica nei confronti sia degli avversari politici della sinistra, che dell'establishment più conservatore del Movimento Sociale Italiano.
Uscirono in tutto trentuno numeri con cadenza quasi mensile.
La Voce della Fogna. Giornale differente, così era denominata la testata, si trattava della rielaborazione, in termini originali, del foglio satirico francese Alternative, animato dal disegnatore Jack Marchal, inventore delle strisce animate dai giovani topi, divenuti poi il simbolo della rivista stessa.
L'idea di una pubblicazione, nata dalle ceneri del ciclostilato "La Terra degli Avi" (1972-1973), prese corpo nel luglio 1974 quando alcuni militanti del MSI fiorentino "vicini a Pino Rauti", tra cui Marco Tarchi, futuro leader della Nuova Destra, e Susanna Tre Re, conobbero a Parigi alcuni esponenti della Nouvelle Droite francese come Alain de Benoist. L'incontro venne organizzato dal disegnatore Jack Marchal, conosciuto dai militanti missini al campo scuola del Fronte della Gioventù di Montesilvano nel 1972. All'appuntamento estivo aveva partecipato anche una delegazione del movimento Ordre Nouveau.
Un confronto decisivo per i giovani militanti missini, l'ispirazione e la guida necessaria: il primo numero della rivista La Voce della Fogna uscì nel dicembre 1974, come supplemento alla rivista «L'Alternativa».
La Voce conteneva vignette e storie a fumetti, ma anche articoli satirici sulla società, sulla politica, sulla destra.
La rivista presentava al suo interno varie rubriche fisse: POP, la pagina di musica; CIAK, la rubrica di cinema; TORCHIO, la terza pagina letteraria; IN ASCOLTO, una rubrica anticonformista.
Tra i disegnatori e vignettisti che collaborarono alla rivista vi erano Alfio Krancic, Jack Marchal, Enrico Tomaselli, Fabrizio Zani.
L'obiettivo della pubblicazione, secondo Marco Tarchi, «era quello di disporre di un veicolo moderno e dotato di linguaggio immediato con cui replicare, in tono ironico, agli intenti di delegittimazione degli avversari (lo slogan: Fascisti carogne tornate nelle fogne) e nel contempo proporre un'operazione di stile, cioè, lo svecchiamento della stanca immagine del neofascismo, la correzione di atteggiamenti inguaribilmente démodés. Il nostalgismo era l'unico nemico dichiarato».
Secondo altre fonti, «le ambizioni con cui La Voce della Fogna venne partorita, in una mansarda parigina arrostita dal sole del luglio 1974, e sfornata in una tipografia fiorentina cinque mesi dopo, non erano quelle di costruire una vera, organica alternativa al modo di stare a destra dettato dalla presenza egemone del MSI, a cui tutti gli animatori originari del foglio appartenevano».

Scrive Tarchi al riguardo: «La limitatezza dei contenuti dei primi numeri ne è del resto una prova evidente. C'era in origine, semplicemente il desiderio di dare un segnale per linee interne al piccolo mondo della destra giovanile italiana, dimostrando da un lato che l'immagine perbenista e conservatrice della “destra nazionale” di Almirante aveva fatto il suo tempo e dall'altro che all'assedio delle forze dell'arco costituzionale si poteva uscire meglio con l'ironia che con l'autocompatimento, che costituiva, il piatto forte della politica missina».

(3)Roberto Mieville 
(Ferrara, 14 dicembre 1919 – Latina, 11 aprile 1955) 
è stato il primo segretario giovanile del Movimento Sociale Italiano.
Ufficiale carrista durante la seconda guerra mondiale. Reduce dal campo di prigionia militare di Hereford nel Texas, già nel gennaio del 1946 fu tra i fondatori del FAR, Fasci di Azione Rivoluzionaria.
Giornalista, fu l'anima rivoluzionaria e socialista nazionale del Movimento sociale italiano, di cui fu uno dei fondatori, guidò il Fronte giovanile, essendo stato nominato all'unanimità segretario nazionale del Raggruppamento giovanile studenti e lavoratori.
Alle elezioni politiche del 18 aprile 1948 fu uno dei sei deputati dell'MSI eletti alla Camera.
Fedele ai principi della dottrina mussoliniana, si batté all'interno del Movimento Sociale Italiano contro qualsiasi deriva conservatrice e reazionaria, per la continuità ideale con la natura anticapitalistica, antimonarchica e antiatlantica del fascismo repubblicano espressa nel Manifesto di Verona del 1943.
Nel 1953 fu rieletto alla Camera nella II legislatura.
Muore all'età di 35 anni in un incidente stradale l'11 aprile del 1955 nei pressi di Latina.

Il primo campo
 1977
Montesarchio



Il Campo Hobbit che si doveva tenere il 28/29 maggio si tiene per motivi organizzativi dall'11 al 12 giugno 1977 a Montesarchio, in provincia di Benevento, in un campo di calcio pieno di pietre, battuto da un sole cocente, organizzato dal leader locale missino, Generoso Simeone (4), rautiano "doc" e mal visto dal gruppo dirigente almirantiano. L'idea era quella di radunare dei militanti per mettere in comune delle iniziative "metapolitiche" che serpeggiavano da qualche anno nell'ambiente: musica, radio, grafica e temi sociali quali disoccupazione, condizione della donna ed ecologismo, che non erano normalmente trattati dal partito. In questo campo, fra il tradizionale campo paramilitare ed il festival 
giovanile, a farla da padrone è il nuovo simbolo della croce celtica, riprodotta su magliette, poster ed adesivi. Addirittura viene tentata, con successo, una croce celtica umana. Molti i concerti musicali, gli stand con libri e musicassette. Tra i gruppi a suonare in concerto vi sono tra gli altri gli Amici del Vento (5), La Compagnia dell'Anello , Roberto Scocco ed il primo gruppo rock di destra gli Janus (6) di Roma. Oltre 2000 partecipanti che diedero vita ad un interscambio di esperienze, di idee e proposte assai più rapido e del tutto "alternativo", ma non ostile, a quello burocratico delle circolari di partito, con un fiorire di iniziative come mai la Destra italiana aveva avuto.




(4) Generoso Simeone 
Castelpoto 6 settembre 1944 – Foggia 29 Ottobre 2000
Giornalista ed ideatore dei Campi Hobbit . Sposato, padre di tre figlie, milita fin da giovanissimo nel MSI  sino alla fine degli anni settanta. La vicenda politica di Generoso Simeone inizia, intorno negli anni cinquanta ,con la decisione di Pino Rauti  di uscire dal partito fondando il movimento culturale Ordine Nuovo . Generoso sarà il referente regionale per la Campagna.   La struttura organizzativa di Ordine Nuovo, le sue finalità lo influenzeranno in seguito nelle scelte politiche e di lavoro. Nel 1972 dirige il periodico di politica e cultura L’ Alternativa,, nelle cui pagine si 
leggeranno i contributi intellettuali fra gli altri di Marcello Veneziani, Gennaro Malgeri, Marco Tarchi ma anche politici quali Pasquale Viespoli, Petrucciano ed altri. Scriveva Simeone nell'articolo di apertura de L'Alternativa: «Non è più possibile restare alla finestra a guardare un mondo che va in rovina, una civiltà che viene distrutta… ci vuole una politica di intervento, una politica che incide, qualifica, chiarisce, una politica che graffia e che colpisce, una politica di alternativa globale… che faccia balenare un mito e un’idea per le nuove generazioni, capace di affascinare e trascinare per la creazione di un nuovo ordine sociale. 
L’Europa si unisca e torni al suo primato di civiltà».Analogo linguaggio viene utilizzato per Segnali, un nuovo periodico locale indipendente fondato da Generoso Simeone ne 1987. Delusioni personali e contrasti politici con Rauti, nel quale aveva creduto fermamente, lo portarono nel 1978 ad allontanarsi dalla scena politica nazionale. Il giornale Segnali viene chiuso nel 1999, per crisi economica.

(5) Gli Amici del Vento
Gli Amici del Vento sorsero come gruppo nell'anno 1975 grazie a Carlo Venturino, iscritto al movimento Alternativa Nazionale. Venturino era a quell'epoca uno studente di medicina quando scrisse i suoi primi brani (Noi, Vecchi Amici, Trama Nera), che suonava solamente agli amici più stretti. Nel 1976 ricevette un invito da Ugo Martinat a suonare in un locale di Torino. Si decise quindi di far sorgere un vero e proprio gruppo musicale, impegnandosi maggiormente in brani a sfondo politico. Una politica però differente da quella che quotidianamente si sentiva in Italia: la prima musica di destra, la "musica alternativa". Cristina Constantinescu, la fidanzata di Carlo, si unì al gruppo come cantante, il fratello Marco Venturino come seconda chitarra e Guido Giraudo come presentatore. Le canzoni del gruppo cominciarono a diffondersi e ad essere replicate da altri gruppi che cominciarono a sorgere, nonostante l'ostile mentalità dell'ambiente. Cominciarono così i primi concerti in giro per l'Italia, nei quali i giovani di destra si riunivano. Viene incisa nel 1977, con mezzi assolutamente non professionali, la prima audiocassetta "Trama Nera", che racchiude tutte le prime canzoni degli Amici del Vento, : anche in questo caso, il successo fu inaspettato, e in breve la cassetta divenne introvabile.
Iniziò dunque il periodo più intenso del gruppo: decine di concerti e manifestazioni, molte nuove canzoni, tra cui quella che dà il nome al gruppo ed una seconda audiocassetta, Girotondo, sono la prova di quanto gli Amici del Vento erano richiesti. Sempre nel 1977 si aggiunge al gruppo anche il fratello di Cristina, Fabio, portando con sé una terza chitarra. L'ultimo scorcio degli anni settanta vide anche la nascita dei Campi Hobbit, i raduni nazionali organizzati dai giovani del Movimento Sociale Italiano, ai quali parteciparono i cantanti e le band di musica alternativa del tempo: anche qui, gli Amici del Vento riscossero un ampio successo. Dopo pochi anni, però, la diminuzione delle tensioni politiche ed il lavoro dei fratelli Venturino (entrambi laureati in medicina, con Carlo nel reparto di medicina d'urgenza) fecero affievolire l'attività degli Amici del Vento. Il gruppo però non scomparve, e continuarono ad essere scritte nuove canzoni come Scudiero e Patria. 
(6) Gli Janus 
Sono stati un gruppo di musica alternativa fondato a Roma nel 1976 da giovani militanti della Sezione Colle Oppio del M.S.I.. Guidati da Mario Ladich, nel gruppo transitarono tra gli altri Fabio Torriero (già leader del gruppo musicale monarchico Nuovo Canto Popolare) e Stefano Recchioni (ucciso nel 1978 da un carabiniere nella Strage di Acca Larentia).
Nel 1976 esce il primo vero disco, un 45 giri intitolato Tempo di vittoria inciso sotto la denominazione Janum a cui seguì l'anno successivo l'EP Janus. Nel 1978 producono sulla loro etichetta personale "Janus", l'Lp Al Maestrale, considerato a tutt'oggi il loro lavoro migliore, è del 1979 l'edizione in musicassetta curata dalle edizioni della "Voce Della Fogna", periodico fiorentino di controcultura. mentre è del 1980 la svolta progressive con l'inserimento di Fabio Torriero alla voce, svolta testimoniata dal 45 Pescatore di sogni. L'esperienza degli Janus si chiude nel 1981 con il 45 giri Note per un amico dedicato a Stefano Recchioni.
Si è trattato della prima formazione di genere rock di musica alternativa di destra. Musicalmente le loro influenze hanno spaziato dall'hard rock, al punk, al progressive. Pur essendo stati attivi solo per pochi anni hanno rappresentato nel corso degli anni successivi un punto di riferimento per le band di musica alternativa.
Il secondo campo
1978
Fonte Romana

Gli Amici del Vento al Campo Hobbit 2
Il secondo campo si tiene a Fonte Romana, in Abruzzo, dal 23 al 25 giugno 1978. Rispetto all'anno precedente viene girato anche un film sull'avvenimento che farà ben presto il giro delle sezioni di tutta Italia. È forse il raduno meno riuscito, nato per iniziativa ufficiale del Fronte della Gioventù nel suo insieme, che tenta di togliere a Rauti l'egemonia del mondo giovanile. È un campo frutto di lottizzazioni e compromessi correntizi. La musica resta comunque l'elemento qualificante. Si esibiscono in concerto tra gli altri Fabrizio Marzi, Renato Colella, La Compagnia dell'Anello (7), gli Janus ed esordisce musicalmente in via ufficiale Massimo Morsello detto Massimino.
(7) La Compagnia dell'Anello
Gruppo musicale, considerato con gli Amici del Vento, tra i fondatori della musica alternativa, e cioè di quella corrente artistica nata negli anni settanta che canta ideali e valori di destra.
Tra le canzoni più famose vi sono Jan Palach, dedicata all'omonimo studente cecoslovacco, divenuto il simbolo della Primavera di Praga, Il domani appartiene a noi e Terra di Thule.
Il Gruppo Padovano Di Protesta Nazionale
Fu fondato a Padova nel 1974 da Mario Bortoluzzi, Loris Lombroni, Fabio Ragno, Gigi Toso e Roberto Meconcelli, tutti militanti nel Fronte Universitario d'Azione Nazionale, con il nome di "Gruppo Padovano Di Protesta Nazionale" (GPDPN)[1]. Tra le prime canzoni vi fu Padova 17 giugno '74 scritta in memoria di Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola, due militanti del MSI uccisi dalle Brigate Rosse proprio a Padova.
Circa gli esordi del "Gruppo Padovano Di Protesta Nazionale" Bortoluzzi raccontò:
« Abbiamo iniziato nel 1974 a scrivere canzoni per la nostra gente, perché per i "fascisti" non cantava nessuno. Cantavamo la nostra rabbia, l'ingiustizia, l'emarginazione, ma eravamo anche catturati dal desiderio di gettare in faccia al potere tutta l'ironia beffarda dei nostri 20 anni. »
Nel 1976 lasciano il GPDPN, Lombroni e Meconcelli, mentre entrano Paolo Favero e Junio Guariento. La nuova formazione esordisce nel dicembre 1976 a Roma al Teatro delle Muse, in quello che sarà l'unico concerto del GPDPN. Di li a poco Toso, Ragno e Favero (che entrerà negli ZPM) lasciano il gruppo.
Il campo Hobbit I e la nascita della Compagnia dell'Anello
Nel 1977, in occasione del primo Campo Hobbit, tenuto presso Montesarchio, il gruppo assume il nome di Compagnia dell'Anello ispirandosi all'omonimo libro di John Ronald Reuel Tolkien. Per l’occasione i componenti sono Mario Bortoluzzi, e Junio Guariento a cui si aggiunge nel ruolo di autrice di alcuni testi Stefania Paternò. Tra le altre canzoni viene presentata “Il Domani Appartiene A Noi” brano che diventerà l’inno non ufficiale del Fronte della Gioventù.
1977-1983: Evoluzione della formazione
Nel 1978, mentre Bortoluzzi è in Iran per lavoro, Junio Guariento è da solo a Campo Hobbit II a nome della Compagnia, e di li a breve vede la luce la prima musicassetta Dedicato all’Europa realizzata sempre dal solo Guariento e che vede la presenza di parecchie canzoni del GPDPN. Nel 1979 il gruppo torna a crescere con l’aggiunta del tastierista Fabio Giovannini e successivamente del percussionista Adolfo Morganti, ed è questa formazione che si presenta a Campo Hobbit III, 
nel 1980, dove si inizia a rafforzare in brani come “Terra di Thule” o “Il costume del Cervo Bianco” un elemento fantasy di crescente importanza. Rimane celebre l’esecuzione rivisitata de “Il Domani Appartiene A Noi”, canzone che segna “il passaggio dal ricordo e dalla testimonianza alla possibilità di incidere nuovamente nella storia "Nel 1982 in occasione di un concerto al Teatro Trianon, l’organizzatore Umberto Croppi fa conoscere i fratelli Massimo e Marinella Di Nunzio che entrano in via stabile nel gruppo. Assieme a Marco Priori alla batteria e Maurizio Sebastianelli al clavicembalo il numero degli elementi arriverà al tolkeniano nove. Di li a poco Guariento e la Paternò prenderanno altre strade e verrà inciso nel 1983 “Terra Di Thule” dove l’ispirazione fantasy nei testi e nelle sonorità è ormai tangibile




Il terzo campo
 1980
Castel Camponeschi


Il terzo Campo Hobbit si tiene dal 16 al 20 luglio 1980 a Castel Camponeschi sempre in Abruzzo, nella suggestiva cornice di un vecchio borgo disabitato e ritornato alla vita, la cui toponomastica vide tra le altre una P.zza Celine, e un V.le Tolkien, ed è forse quello meglio riuscito per il numero dei partecipanti e per i contenuti. Il raduno segna la prima frattura all'interno dell'ambiente rautiano, tra i giovani che hanno dato vita alla Nuova Destra, Marco Tarchi, Monica Centanni, Peppe Nanni, Cristiana Paternò più portati ad una istanza nazionalpopolare, ed i vecchi ordinovisti storici, come Giulio Maceratini, Paolo Andriani, Marcello Perina, che non condividono questo spostamento così a sinistra. Tra le due parti fanno da mediatori i dirigenti giovanili nazionali del Fronte della Gioventù dell'epoca Marco Valle, Riccardo Andriani, Flavia Perina, Antonello Ferdinandi, Fabio Granata che a vario titolo concorrono alla realizzazione della manifestazione cercando e trovando una sintesi tra le due differenti visioni di intendere la politica giovanile. Nel comitato organizzatore Giampiero Rubei, Alessandro Di Pietro e Umberto Croppi daranno il loro importante contributo. Oltre ai numerosissimi dibattiti, tavole rotonde e incontri culturali, si costruisce una nuova idea di cultura a destra, si parla di poesia, fumetti, arte, pittura, pubblicità, radio, ecologia, ma è la musica che ha il ruolo principale. La musica alternativa come veniva chiamata all'epoca, vede tra i numerosi interpreti e gruppi che si esibiranno in quei giorni il gruppo storico de La Compagnia dell'Anello e il francese Jack Marchal (8) con il suo album "Science et Violence".


































(8) Jack Marchal

Musicista e fumettista francese. Membro del movimento Occident nel 1966, fa parte nel 1968 del nucleo fondatore di Groupe union défense (GUD) ed entra nella direzione politica d' Ordre Nouveau, dirigendone il settore stampa e propaganda. Nel 1972 partecipa come tale alla creazione del Front National per poi aderire, due anni dopo, al Parti des forces nouvelles.
Disegnatore eclettico e incisivo è noto come l'autore del personaggio del "Rat noir" (in Italia conosciuto come "Topo MIS" e pubblicato sul magazine "La voce della fogna"), ispirato ai disegni di Raymond Macherot, utilizzato come immagine in molti volantini e manifesti del GUD. Il "Rat noir" è stato anche l'eroe della serie "Les Rats maudits", pubblicato sulla rivista satirica Alternative.
Partecipa a vari concerti e festival di musica alternativa di destra,  nel 1980 in Italia a Castel Camponeschi in Abruzzo, al III Campo Hobbit presentando le canzoni del suo LP Science & Violence. Da sempre attento alla cultura francese in primis ed europea in generale, Jack Marchal alla fine del 1990 entra nel gruppo di rock identitario  francese (rock identitaire français) degli Elendil.


Articolo dell'Europeo sul 3^ campo Hobbit 



Articolo del Manifesto sul 3^ campo Hobbit

Il quarto campo
1981
Irpinia 1980
Il quarto campo ebbe una natura radicalmente differente dai precedenti essendo associato ad una spedizione di soccorsi patrocinata e indetta dal settimanale "Linea" (9) di Pino Rauti e da "Radio Alternativa, preceduta da una raccolta di beni di prima necessità a cura delle sezioni "rautiane" del MSI di Roma organizzata da Teodoro Buontempo, Giampiero Rubei, Antonello Ferdinandi e Umberto Croppi" 
alla guida di un numeroso gruppo di militanti giovanili del MSI in seguito al Terremoto dell'Irpinia del 1980 non avendo natura di festa e privo di musica, ebbe soprattutto il valore di un momento comunitario e di compattamento umano per i giovani dell'MSI. 


Teodoro Buontempo

(9) Linea 
Quotidiano nazionalpopolare è un quotidiano di destra sociale a diffusione nazionale, fondato nel 1998 da Pino Rauti come organo ufficiale del Movimento Sociale Fiamma Tricolore.
Il giornale riprendeva il nome di un settimanale, "Linea", fondato dallo stesso Rauti alla fine degli anni '70. Il foglio, dopo le diverse scissioni del partito, si è distaccato dal MSFT pochi anni dopo, intraprendendo una linea politica più svincolata, dopo la sospensione dei contributi all'editoria dal 2009, rimanendo un quotidiano indipendente e per diversi aspetti critico verso la coalizione di centro-destra.
Ha sospeso le pubblicazioni nel dicembre 2011 per esaurimento fondi a disposizione per la mancata erogazione dei contributi editoria.

I successivi Campi Hobbit 
La formula "Campo Hobbit" fu particolarmente fortunata e venne utilizzata anche in seguito da varie organizzazioni, seppur su questo uso ci siano state polemiche, in quanto solo i primi quattro Campi Hobbit hanno natura di fenomeno unitario generazionale, mentre i successivi nascono dalla volontà di realtà specifiche ad utilizzare un nome di successo di cui si sentono in qualche modo detentori di una sorta di copyright. Negli anni '80 in particolare le formule usate dal Fronte Della Gioventù ("Raduni della Contea" a Roma, "Nerolandia", "Campo Nord" e "Campo Sud") si guardarono bene dal fregiarsi di quell'appellativo di "Campo Hobbit" che era diventato una sorta di blasone. Negli anni '90 tuttavia la tentazione fu troppo forte e ci fu chi ne fece uso.
- Vale la pena di citare un 5° Campo Hobbit " "HOBBIT 5° - Le Radici Profonde Non Gelano Mai" tenutosi nel Castello di Santa Severa dal 12 al 15 settembre 1991.
- Nel 1993 Si è tenuto a Roma nei Giardini di Castel Sant'Angelo un "Hobbit'93", che ai campi Hobbit si rifaceva ma di cui non pretese di prendere la denominazione.
- Un successivo "Campo Hobbit - Festa Nazionale dei Giovani del Movimento Sociale - Fiamma Tricolore" avvenuto nell'ottobre 1995, in Piazza Vittorio Emanuele a Chieti, nonostante i tentativi da parte di alcuni parlamentari di sinistra di bloccare l'iniziativa. La città abruzzese viene scelta perché l'allora amministrazione comunale era guidata dal 1993 dal MSI-DN, con il sindaco Nicola Cucullo, che non aveva aderito alla Fiamma Tricolore, che in più occasioni si è pubblicamente dichiarato fascista. La manifestazione si svolge  tra dibattiti pubblici ed esibizioni di gruppi musicali di area. Alcuni partecipanti al campo, peraltro, si recano a fornire manovalanza per la ripulitura del cimitero monumentale di Chieti.
- infine per la cronaca, il 5/6/7 ottobre 2001 a Orvinio (RI) si è tenuto un autoproclamatosi "Quarto Campo Hobbit" gestito da transfughi del MS-FT e dall'associazione culturale Janus.



Campo Hobbit, quella festa a lungo attesa
intervista a Umberto Croppi di Cristiana Vivenzio
Alla metà degli anni Settanta i giovani della destra italiana scoprono Tolkien, ne subiscono il fascino e articolano attorno alle suggestioni nate dalla lettura de “Lo Hobbit” prima e del “Signore degli Anelli” poi un percorso reale di rilettura della propria dimensione, in termini non esclusivamente politici ma piuttosto generazionali. Tra i “fanatici” tolkieniani di quella generazione vi era Umberto Croppi, oggi quarantacinquenne direttore della Casa editrice Vallecchi, all’epoca dirigente giovanile del Msi che all’esperienza di quegli anni ha dovuto, forse, molto della sua attività di oggi. E che oggi, alla vigilia dell’uscita del “Signore degli anelli” sugli schermi cinematografici - mentre molti rievocano il significato di quella lettura giovanile e chi ha militato nelle fila della destra rivive l’esperienza tolkieniana come un momento assolutamente determinante del proprio vissuto personale - ricorda quel quinquennio hobbitiano degli anni Settanta al di fuori di ogni forma di nostalgia passatista.
Come avete scoperto Tolkien, autore allora quasi clandestino per l’Italia? E perché il riferimento a un autore del tutto al di fuori della dimensione politica?
In Italia Tolkien fu pubblicato per la prima volta da Rusconi nel 1970. Segnalato in quegli anni dalle riviste “L’italiano”, con un intervento di Gianfranco de Turris, e “Intervento”, con un articolo di Franco Cardini, l’autore del “Signore degli Anelli” venne presentato quasi per caso agli ambienti della destra giovanile. Alcune centinaia di noi lessero Tolkien e se ne innamorarono. Non che vi fosse un aperto e chiaro legame con la politica, ma il racconto di fantasia dello scrittore britannico significava richiamare un primato della dimensione creativa e fantastica e una rottura esistenziale con i modelli sociali piccolo-borghesi. Ne subimmo il fascino al punto che quella lettura creò in noi una sorta di autorappresentazione individuale. E va subito detto che nella nostra lettura e nella nostra passione non c’era nessuna ispirazione neo-pagana, come recentemente hanno scritto i giornali. A noi semplicemente piaceva quel mondo fantastico. E all’inizio leggere Tolkien significava esclusivamente un’esperienza individuale.
E poi che cosa accadde, che cosa produsse l’immedesimazione dei giovani di destra con Tolkien?
Fu la recensione del libro apparsa su “La Voce della Fogna” e firmata da Marco Tarchi che funzionò da collante per quanti di noi avevano scoperto la vitalità e la portata innovativa di quella letteratura. Per la prima volta veniva scoperto e “adottato” un autore che nulla aveva a che vedere con i testi sacri del fascismo, che non scriveva saggi politici, che non proponeva riletture storiografiche, ma era un narratore puro. Quella scoperta ci consentì per la prima volta di sentirci a tutti gli effetti parte della contemporaneità, di uscire dalla diversità cui eravamo stati relegati per la nostra appartenenza politica. Non ci sentivamo più diversi. Quando Tolkien scriveva “Le radici profonde non bruciano”, per noi il senso era evidente: riscoprivamo la possibilità di pensare un universo esistenziale alternativo al di fuori delle mitologie passatiste della nostra area politica. Da questa presa di coscienza collettiva cominciarono a prodursi effetti, altrettanto spontaneamente di quanto era successo nell’avvicinarsi di ognuno di noi agli scenari tolkieniani: nacquero gruppi musicali - come “La compagnia dell’Anello” a Padova - associazioni, circoli culturali - come la nostra “Taverna di Brea” a Palestrina. Nelle sedi giovanili cominciarono a circolare i poster di Hildebrandt con Galdalf al posto dei manifesti sulle rivolte anticomuniste. E da lì prese le mosse l’avventura dei campi.
 Era il giugno del 1977: la destra giovanile italiana inaugura i campi Hobbit. Che cosa furono? E che significato ebbero per la vostra generazione?
I campi Hobbit furono un’idea di Generoso Simeone, un dirigente politico giovanile e operatore culturale di Benevento. Non so se realmente Simeone avesse letto “Il Signore degli Anelli”. Certo, la brillantezza dell’idea consistette comunque nell’averne intuito la portata innovativa per quei tempi. Siamo nel 1977, dicevamo. Il primo campo fu organizzato in un paesino del beneventano, con il divieto formale di Almirante e Fini. Praticamente blindato dalla polizia, per paura di scontri. Un’immagine, ripensandoci a distanza di anni, “raccapricciante”. Tre torridi giorni di fine giugno, 700-800 di noi accampati in un campo sportivo, improvvisando dibatti sui generis e giochi assurdi. Ricordo che in quel primo “raduno” si improvvisò addirittura un corteo interno, tanto la politica in quegli anni era concepita come scontro e a dimostrare quanto da quel clima di scontro fossimo lontani. Per noi che vivevamo quell’esperienza fu un’emozione straordinaria.
Come fu accolta l’organizzazione dei campi?
Qualche giornalista partecipò all’iniziativa. E in ogni caso, la grande rottura antropologica si era consumata. E l’esperienza del campo si ripeté appena tre mesi dopo. Una formula più aggiornata, un titolo “Programma domani” e un simbolo, un tubetto di dentifricio, che già diceva tutto delle intenzioni degli organizzatori. Volevamo superare ad ogni costo gli schemi precostituiti della comunicazione retorica. I temi più aggiornati, gli interventi qualitativamente più validi. Le cose però erano cambiate in seno al partito. La gestione unitaria del Msi trasformò il secondo campo in un fallimento. Quella visione unitaria aveva svuotato i contenuti di significato, annacquandone il valore innovativo. Sul piano emotivo l’esperienza del campo venne vissuto come una sorta di psicodramma.
Eppure quel fallimento non segnò la deriva di quell’esperimento…
Passarono tra anni prima di ritentare l’esperienza e fui io stesso ad assumermi l’incarico di organizzare il terzo campo Hobbit, quello che riuscì meglio. Fu concepito come una vera e propria presa di distanza dal passato, per superare il problema dell’isolamento cui ci sentivamo confinati, decisi di scegliere un centro urbano - non più centri disabitati, dunque - anche se non una città. La scelta ricadde su Castel Camponeschi, in Abruzzo. Partimmo con due mila lire e riuscimmo a mobilitare uomini e mezzi per 20 milioni, grazie alle sottoscrizioni di tutti quei volontari che contribuirono al successo dell’iniziativa. Pensammo ad una qualità dell’offerta che fosse fruibile da tutti e cercammo di realizzare tutto tenendo fede alle forme più spettacolari della comunicazione.
Qual era il motore portante?
La dimensione politica certamente era fortissima, ma era il progetto ad essere entusiasmante e l’esperienza fu tale da condizionare le iniziative successive di ciascuno di noi. L’elemento di maggior distanza dal passato si realizzò nel rapporto con i mezzi di comunicazione di massa. Accettammo la presenza dei giornalisti. Il giorno dopo su L’Europeo usciva un servizio dal titolo “Come Duce vogliamo il Signore degli Anelli”. Su questa scia appariva sulla prima pagina del Manifesto a firma di Pierluigi Sullo “Evoluzione della razza fascista in un paesino dell’Abruzzo”. E Giampiero Mughini per una trasmissione di Rai 1 intitolata “Nero è bello” fece per la prima volta nella nostra storia una trasmissione interamente dedicata a noi. Una ricognizione sulla destra che passava in rassegna case editrici, iniziative culturali, giornali, movimenti femministi.
 E il mondo politico come reagì a tanta visibilità?
In quell’occasione sia Fini sia Almirante rifiutarono di rilasciare interviste. Ma in poco tempo tutto cambiò. Qualche giorno dopo ci fu la strage di Bologna, che impose una normalizzazione interna al partito rispetto alle aperture creative. Il gruppo di persone che si riunivano attorno alle iniziative dei campi Hobbit cominciò a disarticolarsi. Questo fu dovuto soprattutto al fatto che le nostre iniziative, riportando il confronto sul terreno delle idee e abbandonando quello della violenza e dello scontro fisico, di fatto sottraevano il movimento giovanile ad una strumentalizzazione, portando, anzi in luce gli elementi di similitudine, le analogie generazionali. Questo percorso di coesione generazionale ci portava a continuare a cogliere le contraddizioni interne del comunismo ma non portando la contrapposizione su posizioni oltranziste. L’esperienza dei campi Hobbit finì lì, molti di noi partirono da lì per occuparsi a tempo pieno di musica, comunicazione, giornalismo… Avevamo scoperto la metapolitica.


IL MANIFESTO DEL 20 LUGLIO 1980
L’evoluzione della specie fascista in un campo d’Abruzzo
Visita (guidata) a Campo Hobbit.
 La “nuova destra” rautiana dice di non volere
 più le divise da parà e ascolta il rock

SAN DEMETRIO. L’Aquila. Ecco in bell’ordine la cronaca di un’esperienza singolare: la visita (guidata) che un redattore del Manifesto ha fatto a “Campo Hobbit III”, una specie di grande campeggio-seminario organizzato da quel “movimento” di “nuova destra” del quale il gruppo di Pino Rauti, deputato dell’estrema missina con un piede dentro e uno fuori del partito di Almirante, è parte determinante.
“Campo Hobbit” (dal nome di un personaggio del romanzo fantastico di Tolkien “Il Signore degli anelli” letto da giovani di destra e sinistra) è quel genere di ritrovo a cui tradizionalmente si coniuga l’aggettivo “paramilitare”, o, anche, ed è quasi la stessa cosa, “nazista”. I due aggettivi sono invece da riformare. Il campo non appare paramilitare, solo molto lugubre, a un occhio di sinistra, per via delle bandiere nere e delle onnipresenti croci celtiche, una croce iscritta in un cerchio che a chiunque capita di vedere tracciata sui muri, per lo meno a Roma, e che è il simbolo (osteggiato violentemente da Almirante) del “movimento”. E neppure si può dire “nazista”, in quel senso, il raduno. Chi vi partecipa preferisce autodefinirsi “fascista”.
Si svolge il campo tra mercoledì ed oggi, in una località dell’Abruzzo che si chiamava Castel Camponeschi. Si chiamava, al passato, perchè si tratta di un paese, come tanti nella regione, abbandonato da alcuni anni, appoggiato su un dirupo che incombe su una valletta stretta. Era stato abbandonato perché mancava l’acqua. I fascisti ce l’hanno riportata, hanno spazzato via gli arbusti e i cespugli che avevano invaso il paese, hanno collocato nei pressi un grosso generatore di corrente, e insomma hanno ridato vita, sebbene per pochi giorni, al paesino. Che, per loro, ha il grande pregio di conservare quell’atmosfera dirupata, medievale e cavalleresca che tanta parte ha nella loro simbologia. Secondo le stime degli organizzatori, tra le viuzze di Castel Componeschi e i prati che lo circondano, dove i “camerati” si sono attendati a grappoli innalzando bandiere nere e croci celtiche, si trovano all’incirca milleduecento persone, un buon quaranta per cento delle quali donne. Larga parte dei partecipanti fa parte del Fronte della gioventù, (nel quale assicurano, il movimento ha la maggioranza), ma ci sono anche quelli che con il MSI non vogliono avere a che fare. Tutti detestano Almirante. Vengono, dicono ancora gli organizzatori, da ogni parte d’Italia, senza squilibri, come si potrebbe attendere, tra nord e sud. Stanno tentando, dicono loro, di cambiare la faccia della destra. Inutile risulterà da parte nostra aver fatto scomparire ogni segno possibile di identificazione in quanto “avversari”, come dicono loro, come per esempio un portachiavi in forma falce-martello, o i giornali di sinistra dai sedili della macchina. Subito, si sparge la voce che un giornalista così e così sta girando per il campo. Veniamo guardati con interesse e, man mano che le ore passano, veniamo assaliti. Da domande e tentativi di discussione. Attorno a noi si spostar per il campo un crocchio di dieci o venti persone che vuole dibattere: della droga e del rock (che qui viene da qualcuno ostinatamente proposto, nonostante l’ostilità di molti), del comunismo e della rivoluzione, delle leggi repressive e del femminismo. La prova più difficile l’affrontiamo quando chiediamo di parlare con gli organizzatori per avere cifre e notizie. La rappresentanza che abbiamo di fronte è composta da un deputato napoletano del MSI, rautiano, di nome Antonio Parlato, dal fiorentino Marco Tarchi e da Teodoro Buontempo, membro del comitato centrale del MSI, lui pure rautiano. Sono, tutti e tre, nomi noti, a loro modo, dei quali si scrive: “Il ben conosciuto squadrista Tal dei Tali”. Il secondo, Tarchi, si impegna subito in una spiegazione tutta ideologica, “metapolitica” dicono loro, di quel che il campo, e il “movimento”, si propongono. Noi, dice siamo antiegualitari e tradizionalisti, siamo per l’egemonia della società civile su quella politica, siamo pluralisti e vogliamo una rivoluzione che fondi lo stato “organico”, organico con il popolo, la sua cultura e le sue tradizioni. Siamo antiborghesi. Cita Gramsci, Spengler, Cacciari, Mosse e molti altri. Dice che il loro motivo di esistenza come partito-movimento si trova nella crisi generale dei partiti e della democrazia, nelle conseguenti manifestazioni di ribellione giovanile che non necessariamente, dice, debbono infilarsi nel vicolo cieco di quella forma estrema dell’idea borghese di democrazia che è il comunismo. Di qui l’interesse per il rock, di qui l’essere antinucleari e antiamericani, ecologisti (per la conservazione cioè) e, soprattutto, contrari allo scontro fisico con la sinistra estrema. Una follia, dice Tarchi, che finora ha giovato solo alla Democrazia cristiana. E’ inutile, naturalmente, obiettare. Far notare che i Nar che assaltarono Radio Città Futura proprio questo dicevano non smuove nessuno: i Nar, replicano, non esistono, sono provocatori. E poi i “mimetici”, come disprezzo vengono definiti, cioè i giovani fascisti che amano travestirsi da paracadutisti e adorano il Martello di Thor, sono una specie in estinzione. Grazie anche al fatto che la nuova sinistra, ci spiegano, ha abbandonato l’antifascismo truce degli anni scorsi. Giù, nella stradina, di “mimetici” ce n’è parecchi: capelli a spazzola, scarpate militari e tutto il resto in regola. Uno di questi chiede minacciosamente con chi dovrà prendersela, per quel che scriveremo. Viene subito spintonato via. L’altra metà dei partecipanti al campo ha jeans e capelli lunghetti, molti hanno l’aria tranquilla di ragazzi studiosi. E sembrano veramente ansiosi di farsi capire, di spiegarci che del fascismo a loro interessano soprattutto le leggi “sociali” della RSI, del nazismo le origini rivoluzionarie e che tutto il resto è si un problema, ma un problema, per l’appunto, è una faccenda complicata, non si può semplicemente demonizzare, condannare. Una ragazza dice: a me, per la verità, mi sono più simpatici quelli di Lotta continua, che non quei tromboni del MSI. L’altoparlante prende a diffondere, dopo tanto rock, una canzonaccia nazista. “E’ solo folklore”, assicurano i nostri accompagnatori. Tra gli stand c’è quello delle Edizioni Ar, quelle di Freda. “Si, ma hanno libri del tutto innocui, davvero”. Alla fine, spazientiti di tanti pressanti tentativi di comunicazione, domandiamo: “Insomma, perché tanta frenesia di parlare con noi?”. “Perché stare nel ghetto – ci risponde uno – pesa”.
Pierluigi Sullo - Il Manifesto 










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